Chi sono, dicono di me
Più bella del vero, la natura, che è scenario costante della pittura di Mauro Scalampa, ha l’energia dei cromatismi fauve, ha il disegno dai contorni forti dell’espressionismo, possiede la sintesi formale e l’eleganza del naturalismo jugendstil e il mistero magico dell’esotica narrativa di Henry Rousseau: ma sopra a tutto questo, siano essi referenti di un consapevole bagaglio culturale o piuttosto sua intima e autonoma ricchezza espressiva, la pittura della natura è qui territorio delle emozioni prima ancora che dell’esperienza cognitiva.    Del resto nei suoi acrilici e acquerelli tempo e spazio non sono più quelli razionali bensì di pura valenza poetica; i fondi bui rimarcano la luminosità cristallina di una cromatica esuberante e sovrannaturale nel cui registro non ci sono ombre né prospettiva: foglie e fiori, alberi cieli e figure si concatenano in trame e orditi come una tessitura di linee luce e colore di una nitidezza vitrea.       Il fascino del frasario pittorico di Mauro Scalampa risiede in una comunicazione dalle connotazioni persino contraddittorie perché gli attiene la semplicità, che si estrinseca nell’essenzialità della forma, quanto la preziosità, che invece canta nella complessità del ritmo compositivo.     Questo equilibrio di contrasti fa pensare ad una matrice filosofica orientale, all’atmosfera Zen che regola l’estetica della ceramica “Raku” e il simbolismo ermetico della poesia “Haiku” – entrambe appartenenti alla cultura giapponese – e certamente a Scalampa non sfugge la bellezza intrinseca di questo stile in quanto poeta egli stesso oltre che pittore. L’unicità del “suo” stile è però nel farsi interprete e non pedissequo discepolo di tali scuole di pensiero, così immettendo nella libertà compositiva e cromatica elementi della nostra cultura occidentale: i colori dell’acqua e del fuoco che appaiono vibrare più spesso nei suoi spartiti.        C’è un genere pittorico giapponese, “Haiga”, che persegue l’intento di congiungere il senso di mistero, della profondità inconoscibile, con la concretezza , della realtà conosciuta, senza rifiutare alcuna delle due: credo che Mauro Scalampa sia particolarmente in sintonia con questo spirito, nella ricerca di una conciliazione  tra ciò che vediamo, l’immagine, la sua immediatezza, e quella dimensione,  ben più estesa e incomprensibile, dell’esistenza in cui si inscrive.     Come nell’Haiku anche nella sua pittura il nostro artista dà valore al “vuoto”: quel buio che abbiamo visto essere spesso  di sfondo non è assenza di spazio ma uno spazio filosofico, un “pieno” incommensurabile.     Noi possiamo dunque semplicemente ammirare e gustare, con la nostra percezione visiva, le opere di Scalampa per la loro estrinseca bellezza di finestre aperte su di una natura (e realtà) idilliaca oppure lasciarci trasportare, attraverso di esse, in una navigazione più ampia, simbolica, lirica, e perciò imprecisabile ma che ci rende compartecipi del suo mondo poetico.

Dott.ssa Roberta Fiorini critico d'arte

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